Rondò final

regia di Gaetano Crivaro, Margherita Pisano, Felice D’Agostino
ITA / 51 min. / Colore e B&N / 2021

SINOSSI
Cent’anni di immagini cercate e ritrovate, frammenti di pellicola, nastri di famiglia, pixel. Un Santo martire, guerriero, Sant’Efisio, icona che muove le genti. Una festa, un rito che si ripete fuori dal tempo e che porta con sé le maschere di dominazioni passate e presenti, di un’isola; la Sardegna.
Cosa sfugge? Cosa resta?
È domanda e risposta che fonda il montaggio e rinnova il passato in un altro passato. In questo incontro di sguardi in differita, si rinnova ancora la festa nel ricordo e nel sogno, lontano da luoghi conosciuti.

OFFICIAL SELECTION
52 Visions du réel – Concorso internazionale medi e cortometraggi – World Premiere

CREDITS
Un film a staffetta ideato, sognato, incominciato e coordinato da Gaetano Crivaro e Margherita Pisano
Smontato, discusso, montato e rimontato dall’Assemblea di montaggio composta da Luca Carboni, Gaetano Crivaro, Felice D’Agostino, Alberto Diana, Arturo Lavorato, Margherita Pisano, Margherita Riva, Vittoria Soddu
Accordata, ispirata e coordinata da Arturo Lavorato e Felice D’Agostino
Smontato, rimontato e terminato da Gaetano Crivaro, Margherita Pisano, Felice D’Agostino
Suono e archivio sonoro Margherita Pisano
Registrazioni sonore 2019 Luca Carboni, Alberto Diana, Felice D’Agostino,  Margherita Pisano, Margherita Riva, Vittoria Soddu
Registrazioni sonore 2018 Massimo Carozzi, Jonhatan Parker
Sound mix Stefano Grosso
Color grading Felice D’Agostino
Voci Off Pierluisa Castiglione, Sacko Souleiman
Testi Rondò Final – in I Sogni della città bianca, Sergio Atzeni / I Dannati della terra, Frantz Fanon
Traduzioni Caterina Gueli, Tom Rodgers
Ricerca d’archivio Gaetano Crivaro Margherita Pisano con il il supporto degli operatori della Cineteca Sarda Natalino Virdis, Luca Portas, Martina Mulas, con la collaborazione di Alberto Diana e Margherita Riva
Riprese archivio Cineteca Sarda – Cagliari
Antonio Vodret (Anni ‘20/’30), Francesco Muntoni (Anni ‘30/’40), Elena Cossu (fine Anni ‘50), Natalino Ridolfini (Anni ‘50), Rundini(Anni ‘50), Elio Del Piano (1954), Fausto Lai (1954), Salvatore Bruno (8mm – 1959, 1960, 1963), Girolamo Sotgiu (8mm – Anni ’50/’60), Paolo Bucarelli (S8mm – Anni ‘60), Mariarosa Pineider (Anni ’60), Romano Widmar (Anni ’60), Raffaele Angius (1965), Gerolamo Anziani (1963-1965), Enrico Angioni (8mm, Anni ’60), Felice Tiragallo (Anni ‘80), Nino Solinas (1960-1980).
Riprese vhs Felice Tiragallo – 1991
Riprese 9,5 mm Marino Cao – 1943
Riprese da smartphone Salvatore Carboni – 2007/2018
Riprese in Super8 Gaetano Crivaro – 2018
Riprese Digitali 2014-2020 Gaetano Crivaro / 2015 Margherita Pisano / 2019 Gaetano Crivaro Felice D’Agostino
Prodotto da RUGA Film/ L’Ambulante
Con il sostegno di Società Umanitaria – Cineteca Sarda
Con la partecipazione di Virages Film
Con il contributo di Regione Autonoma della Sardegna
Film realizzato nell’ambito dei progetti di ricerca e sperimentazione
Cinema di Seconda Mano e Smontare e rimontare immaginari
a cura de L’Ambulante

Rondò final / Scheda tecnica

NOTE DI REGIA
Tutto parte da un’immagine, un quadro, uno di quei quadri capaci di racchiudere in sé passato, presente e futuro. Un’immagine perduta, un inseguimento ossessivo, che diventa rituale e che cerca di sfuggire al suo consumo. Tutto parte da un suono, percepito tra le vie della città e poi inseguito, prima eco lontano e poi cercato in mille angoli, nel tentativo di avvicinarlo, di far vibrare il corpo come in estasi.
E del rituale inizia un processo di accumulazione, di immagini e suoni, che dura anni, che si ripete negli anni e si fa archivio. E non sazi si esplora in ciò che è stato, in altri sguardi, o nei propri sguardi proiettati su immagini altrui. Si monta e si smonta, si cerca un senso, una composizione. Ci si incaglia nello scorrere di immagini e segni, tra le pellicole della Cineteca Sarda di Cagliari dove spesso scorrono di fronte a noi, incastonate tra una cresima e un compleanno, una nascita e un viaggio, stralci di attraversamenti di masse umane che seguono la processione di Sant’Efisio. Immagini filmate da cineamatori, mute e parlanti, che suggerivano discorsi nascosti tra i rumori dei campanacci, degli zoccoli dei buoi, delle preghiere zittite dalle launeddas, assordate dal frastuono di una cattedrale della modernità.
Immagini, suoni, fogli di carta, testi letterari, pellicole, vhs, pixel, voci sussurrate, avvisi da megafoni, canti, conversazioni telefoniche, tintinnii, sirene, passi, ombre di sguardi e tempi diversi.
Tutto diventa “archivio” da cui attingere per dirottare, deviare, sottrarre e comporre. Nulla quindi è archivio, perché tutto diventa materia viva.

Rondò final è frutto di un percorso molto singolare, generato da diversi passaggi. Si colloca in un percorso lungo 7 anni, all’interno di alcuni progetti di ricerca e sperimentazione cinematografica (“Cinema di Seconda mano” e “Smontare e rimontare immaginari”), dedicati alla realizzazione di film a partire dal “riuso di filmati d’archivio” portato avanti dal laboratorio l’Ambulante.

È un film di ossessiva ricerca che potremmo definire “di montaggio”: iniziato da due autori, continuato in un laboratorio sui filmati cosiddetti “d’archivio”, montato “a staffetta” all’interno di una “Assemblea di Montaggio” e strutturato in forma di film grazie all’intervento di tre registi.
Si nutre di una sperimentazione collettiva, che struttura e imbastisce il gioco del montaggio. L’Assemblea di Montaggio, composta da 8 montatori/autori, in cui si guarda e riguarda, si marchia, si imprime, si taglia, si intreccia, si rallenta, si contrappone.
Discorsi cominciati, interrotti da uno/a e ripresi da un altro/a. Il risultato parziale, partitura, struttura, incipit si consolida in un montaggio finale in cui come equilibristi, i tre registi, intrecciano i frammenti con nuovi fili di senso, cercando di costruire una tensione dialettica tra gli assoli e la composizione generale, in un periodico ritorno di un’idea principale ogni volta diversa. È sicuramente una ri-appropriazione a più riprese quella che ne viene fuori. Un film di seconda, terza, quarta… mano.

Il gioco di accostamento e composizione che abbiamo intrapreso attraverso gli archivi è stato guidato da una volontà di esplorare il sensibile, di costruire delle partiture aperte, che interrogassero di volta in volta lo sguardo, il punto di vista da cui si osserva, il punto di ascolto, il meccanismo attraverso cui si genera un’immagine. Abbiamo cercato di produrre nuove immagini invisibili, abbiamo tentato di costruire un continuo conflitto tra saturazione e rarefazione, tra interno ed esterno, tra senso e significato. Abbiamo giocato alterando i rapporti tra suoni e immagini, talvolta moltiplicando e amplificando i suoni evocati dalle stesse immagini, talvolta provocando una rottura tra visibile e udibile per dilatare il campo dell’immaginabile, talvolta lasciando lo spazio a echi lontani capaci di provocare nuove immagini.

Il film si compone per la maggior parte di filmati realizzati da cineamatori, spesso privi di suono. Il dispositivo del film si struttura in base a questo vincolo, e al rapporto tra immagine e suono dove il suono, costruito per la maggior parte dalle sonorità della festa raccolte in diversi anni, potrebbe sembrare diegetico, ma rivela costantemente la sua non appartenenza, giocando continuamente una tensione tra adesione e distanza, tra somiglianza e conflitto, tra visibile e immaginabile. Menzogna dichiarata, che apre un vuoto di senso. Che apre a molteplici derive, tra la moltitudine di sguardi, interni, esterni, accalcati sui bordi o distanti alla folla, alla festa, allo spettacolo. Lo spettatore può scegliere. Può scegliere se credere nella menzogna del montaggio, sapendo che mente… è dunque lo spettatore, grazie alle sue scelte, ai suoi desideri, alle sue credenze che farà il film (esattamente come lo spettatore del rito di Sant’Efisio crea la festa partecipando con il suo sguardo).