Cinema

E’ la nostra lingua preferita, il mezzo per stabilire un’interazione forte con i territori, per produrre narrazioni inedite o occasioni di riflessione. E’ l’arte che promuoviamo quando è capace di farsi incontro, scambio. Quando si fa atto e discorso che mette in crisi le nostre posizioni e quelle posizioni che assegnamo a chi incontriamo attraverso di esso. E’ l’arte che ci piace diffondere, quando incontra il reale, in luoghi non convenzionali come mercati, vicoli, piazze e strade per favorire un reale incontro tra cinema e pubblico. E’ il linguaggio con cui raccontiamo storie minime, per portarle alla luce senza sensazionalismi con l’intento di creare un contatto tra parti di città che si sfiorano, talvolta ignorandosi o opponendosi.

E’ il mezzo che ci aiuta a costruire relazioni non scontate, a sposare progetti politici che parlano di diritti negati e di lotte per conquistarli. E’ il mezzo capace di cambiarci profondamente. E’ attraverso il cinema che spesso ci siamo sentiti a casa, come con il corto Bouchra, rimontaggio del mediometraggio Good Buy Roma, frutto di una lotta e un progetto più ampio. E’ attraverso il cinema che abbiamo mescolato diversi modi di riprendere una storia, per raccontare un incontro come quello con Antonio e Patrizia in El Vagon.

“Filmare, può essere: assegnare una posizione all’altro e rinchiudervelo_per contratto (gli attori) come per accordo (coloro che presi nello sforzo di sopravvivere, si sottopongono alle macchine da presa). Può essere, al contrario, aprire il cantiere della posizione dell’altro, posizione da costruire con lui, posizione che mette in gioco la nostra e forse la minaccia e forse le da senso. Nella sua parte documentaria il cinema non fa nient’altro che aprire, per il tempo di un passaggio, alla presenza luminosa dell’altro.” J.L. Comolli, Vedere e Potere

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