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Cinema di Seconda Mano #WEB

By 20 Marzo 2020 Marzo 22nd, 2020 No Comments

Qualche settimana fa è terminata la seconda edizione di Cinema di Seconda Mano.
Era il 28 Febbraio, e non immaginavamo che avremmo dovuto rinunciare a tutte le cose che avevamo in programma a Controra.
Così, per non perdere il filo, abbiamo raccolto una selezione di film a base d’archivio (alcuni dei quali mostrati nelle edizioni passate) che sono fruibili on line.
La lista è in continuo aggiornamento.
Tornateci ogni tanto.

FILM Proiettati nelle precedenti edizioni

The Song of Avila _ di Jonas Mekas, 1967, 4 min.
“Nel 1966 mi sono imbattuto in un libro di Meher Baba, il guru / scienziato indiano, in cui diceva che ci sono tre grandi luoghi santi in Europa: Avila, Assisi e Fatima. Nel 1967, ho deciso di visitare Avila, dove ho avuto un’esperienza illuminante. Questa è una registrazione filmata della mia visita ad Avila, con la mia voce che racconta come mi sentivo lì e cosa è successo (specialmente con i cagnolini)”.

I signed the Petition _ di Mahdi Fleifel, 2018, 10 min.
Un film-maker palestinese, subito dopo aver firmato una petizione on line per chiedere ai Radiohead di cancellare la data del concerto a Tel Aviv, precipita in una spirale di dubbi che lo conduce al panico. Nel corso di una conversazione con un amico comprensivo, analizza il significato della sua scelta di sostenere pubblicamente il boicottaggio culturale di Israele, decostruendolo e interpretandolo.

77 No Commercial Use _ di Luis Fulvio, 2017, 126 min.
È il ‘77, finalmente il cielo (rosso) è caduto sulla terra. (A) Soffiare sul fuoco, attraverso la zizzania, la gioia (armata), rivolta (di classe) e cospirazione, senza tregua, è uno strano movimento di strani studenti, congiura dei pazzi senza famiglia, senza galere. La prateria è in fiamme, la rivoluzione è finita abbiamo vinto. «Un regalo di compleanno ma anche il tentativo di ritrovarsi tra i frammenti di uno specchio che ci è franato addosso spalancando un enorme baratro in cui siamo caduti e precipitiamo abbandonati alla catastrofe.»

Redemption _ di Miguel Gomes, 2013, 26 min.
Il 21 gennaio del 1975, in un villaggio del Portogallo del nord, un bambino scrive ai genitori in Angola per dire loro come è triste il Portogallo. Il 13 luglio del 2011, a Milano, un vecchio ricorda il suo primo amore. Il 6 maggio del 2012, a Parigi, un uomo dice alla figlioletta che non sarà mai un vero padre. Durante una cerimonia nuziale, il 3 settembre del 1977, a Lipsia, la sposa lotta contro un’opera di Wagner che non riesce a togliersi dalla testa. Ma dove e quando questi poveri diavoli hanno cominciato a cercare redenzione?

Resistencia _ di Caterina Gueli, 2007, 12 min.
Resistencia è stato realizzato interamente a partire dal materiale di un archivio privato composto da circa duemila fotografie scattate dal mio prozio fra gli anni ’30 e gli anni ’60. Attraverso quei suoi ricordi personali, ho cercato di raccontare una storia collettiva, quella della città di Resistencia (Chaco, Argentina), sorta come una colonia di immigrati italiani in terra straniera

Il Canto dei nuovi emigranti _ di Felice D’Agostino e Arturo Lavorato, 2005, 53 min.
A 40 anni dalla morte di Franco Costabile, I l c a n t o d e i nuovi emigranti (ispirato alla poesia omonima) racconta la storia collettiva di un popolo attraverso la vita e l’opera del poeta. L’aspra realtà calabrese, la diaspora dell’emigrazione, l’estraneità radicale delle istituzioni e degli uomini politici, il dolore umano di una condizione senza scampo sono i tratti dell’itinerario e della vicenda esistenziale di Franco Costabile, che si propongono come capitoli di una vicenda insieme familiare e sociale. «Franco Costabile è stato il più importante poeta che la Calabria abbia conosciuto. Poeta calabrese, universale proprio in quanto calabrese, perché non si poteva, e non si può, in Calabria, fare poesia della realtà allontanandosi dalla particolare condizione di degrado e subalternità cui millenni di dominazioni e infine il moderno sottosviluppo hanno condannato questa terra e il suo popolo

Metal y Melancholia_ di Heddy Honigman, 1994, 80 min.
Perù, anni ‘90. La capitale, Lima, è lo specchio dei gravi problemi economici che affliggono tutta la nazione. In questa crisi permanente, nel loro tempo libero, molti limegni si trasformano in tassisti. I loro stipendi non sono sufficienti per arrivare alla fine del mese. Il film, quasi completamente girato all’interno degli abitacoli di questi taxi improvvisati, oltre che ritratto di questa immensa metropoli, si trasforma in un mosaico di una umanità che non si arrende.

Motu Maeva _ di Maureen Fazendeiro, 2014, 42 min.
In un’isola remota della Polinesia francese, Sonja André, una donna dallo spirito avventuriero, ha costruito una tana nella quale custodisce i ricordi di una vita passata in giro per il mondo. La sua voce ci guida in un viaggio privo di ordine cronologico e percorsi segnati, per mezzo di filmati in Super8 girati negli anni Cinquanta e Sessanta. La voce e i materiali d’archivio tracciano nuovi percorsi geografici che si configurano in primo luogo come spazi del vissuto: ricordi, storie d’amore, canzoni e piccoli aneddoti rivelano una mappa emotiva intima e personale.

ALTRI FILM

Le Livre d’image, Jean Luc Godard, 2018, 804 min.
Un film di montaggio del grande maestro francese Jean-Luc Godard, una pellicola sperimentale fatta con immagini e sequenze d’archivio. Palma d’oro speciale al Festival di Cannes del 2018.

Assalto al cielo, Francesco Munzi, 2016, 71 min.
Le proteste giovanili in Italia negli anni compresi tra il 1967 e il 1977, ripercorse unicamente attraverso il montaggio di filmati d’archivio: lo storico Istituto Luce Cinecittà, le Teche RAI, l’Associazione Alberto Grifi, l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, la Fondazione Cineteca di Bologna.

La bocca del Lupo, Pietro Marcello, 2009, 76 min.
Un uomo torna a casa, dopo una lunga assenza. Scende al volo da un treno in una livida città portuale. L’attraversa, cercando i luoghi di un tempo, ormai dismessi, che affiorano alla memoria nel loro antico splendore. Nella piccola dimora nel ghetto della città vecchia, l’aspetta da anni una cena fredda e la compagna di una vita. Mary in strada ed Enzo in carcere si sono aspettati e voluti sin dal tempo del loro incontro dietro le sbarre, quando ancora si mandavano messaggi muti, registrati su cassette nascoste.

37 film per una casa, Arianna Lodeserto, 2017, 12 min.
Il filo rosso dell’emergenza abitativa ci ha permesso di scoprire l’intatta e folgorante poesia di quel “cinema minore” (eterogeneo e spesso sommerso negli archivi) che restituiva la controstoria dell’edilizia popolare romana e dei suoi paradossi. Girati muti, non finiti, brandelli di cinema spesso senza “autore”, liriche inchieste militanti e delizie sperimentali rimosse troppo in fretta dalla “storia del cinema italiano”, ma che hanno dedicato almeno uno sguardo all’altrui ricerca di una casa.
Quel cinema rapido e “fatto insieme”, gioioso e cospiratore, aveva provato a scuotere le forme cinematografiche, come pure a narrare altrimenti le perverse forme dell’umano abitare.
Trentasette film per una casa è un saggio visivo fatto di brandelli di pellicola e palazzoni in videotape, di mamme in lotta e palazzinari impuniti, di critica e d’azione.

El Vagon, di Gaetan Crivaro e Andrés Santamaria, 2015, 19 min.
Antonio e Patrizia per due anni hanno vissuto in una casa-vagone sui binari abbandonati della Stazione di Cagliari. Come raccontarli senza scadere negli standard del cinico patetismo televisivo? Come approcciarsi a due borderline senza svilire la carica eversiva della loro marginalità? L’immagine deve ripensarsi e riposizionarsi, perdere di nitidezza per rapportarsi in modo “amatoriale”, secondo l’accezione che Stan Brakhage dava al termine, ai soggetti ripresi, ovvero ricercando con loro un senso di vicinanza empatica. Da qui la scelta di procedere attraverso diversi supporti: dal video digitale alle riprese con lo smartphone, dal Super8 alla fotografia stenopeica ottenuta con una fotocamera costruita con pezzi arrangiati; un progressivo azzeramento del mezzo per ritrovare uno sguardo quanto più prossimo possibile. Ciò che resta, alla fine, è la visualizzazione del rapporto dei due registi con Antonio e Patrizia, con il mondo delle loro cose, cui sono a loro volta relazionati in una complessa rete di necessità.

La Jetée, di Chris Marker, 1962, 28 min.
In un futuro imprecisato, l’umanità è stata spazzata via da una catastrofe nucleare. Un uomo che ha dei ricorrenti flashback di un omicidio, viene inviato nel passato per scoprire la causa della catastrofe.

Brakhage, di Jim Shedden, 2004, 75 min.
Un sorprendente ritratto, diretto da Jim Shedden, che esplora la profondità e l’ampiezza del genio di Stan Brakhage, uno dei più importanti cineasti e teorici del cinema sperimentale americano. Attraverso interviste esclusive con familiari, collaboratori, critici e altri cineasti, ed estratti dei quasi 400 film realizzati in 50 anni di lavoro, Brakhage ci introduce nel suo metodo e nella differenza fra la visione dell’occhio umano e quella dell’occhio meccanico della cinepresa.